Dino Fracchia - Continuous Days, Parco Lambro Milano 1975-1976

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Dino Fracchia - Continuous Days, Parco Lambro Milano 1975-1976

Dino Fracchia, 2015, COLLI publishing platform con Viaindustriae publishing e A+Mbookstore, stampa bn, 494 pp., it/en, 24×16.5 cm ISBN 978-88-87071-60-3

Il fotogiornalista italiano Dino Fracchia è nato a Milano nel 1950 e ha iniziato la sua carriera professionale con il quotidiano “L’Unità” nel 1974. Era il periodo dei giornali di controcultura come la rivista “Re Nudo”. Re Nudo organizzò due grandi raduni di musica rock (chiamati “Festival della gioventù del proletariato”) nel Parco Lambro, a Milano, ispirandosi all’atmosfera di pace e amore di Woodstock (1969). La macchina fotografica di Fracchia ha registrato questi avvenimenti su larga scala con dettagli inequivocabili, raduni della sinistra radicale che culmineranno infine nei violenti scontri di Bologna del 1977. Innumerevoli immagini catturano l’atmosfera di questo fugace momento storico.

All’inizio degli anni Settanta, Dino Fracchia era un giovane disoccupato milanese che si era appena avvicinato alla fotografia. Dopo un periodo di apprendistato all’Unità, cominciò piuttosto naturalmente a documentare la tipica realtà italiana di quegli anni: contestazione, scontri di piazza, movimenti giovanili, scioperi, eccetera. Tra i tanti eventi ritratti da Fracchia, c’è anche uno dei grandi snodi della controcultura italiana: l’epopea sommersa dei Festival del Proletariato Giovanile organizzati da Re Nudo, la principale rivista underground di quegli anni. Erano festival che radunavano i grandi nomi del rock italiano del periodo, da Franco Battiato a Claudio Rocchi passando per gli Area e i gruppi dell’italoprog, ma che oltre alla musica ospitavano una variopinta geografia umana composta da freak, militanti underground, cani sciolti, femministe, gruppettari appartenenti a organizzazioni come Lotta Continua e Potere Operaio. Il primo Festival del proletario giovanile si svolse a Ballabio, nei pressi di Lecco, nel 1971. Le ultime tre edizioni, quelle che vanno dal 1974 al 1976, si tennero invece al Parco Lambro di Milano, e di anno in anno si fecero sempre più grosse e partecipate. A essere rimasta nella storia fu in particolar modo l’edizione del 1976, anche se non per i motivi che uno si aspetterebbe: molto banalmente, da pacifico campeggio hippie dove ascoltare rock e farsi qualche trip, Parco Lambro 76 si trasformò in una grottesca sequenza di gironi tossico-infernali in cui a essere rigurgitati furono tutti i malumori, gli scazzi, la noia, la rabbia, l’ironia ma anche le velleità di una generazione oramai dimentica delle parole d’ordine del dopo ’68, e pronta a intonare quel gigantesco VAFFANCULO che di lì a qualche mese sarebbe stato il Movimento del ’77, variante italica del “No Future” d’Oltremanica. Fu veramente un’edizione storta, il più delle volte ricordata da chi c’era con uno strano misto di nausea e simpatia, dolore ma anche tanto affetto. VICE